Wednesday, 18 May 2011

Requiem for a Dream

Ed ecco a voi: il post che cerca di fare il vago, ma e' un annuncio pubblico nella rete.
Succede che ci si senta sconvolti per una notizia inaspettata. Una cattiva, di quelle che ti lasciano a meta' tra il "ma dai, pure la morte di Michael Jackson sembrava uno scherzo" e il "..." Letteralmente ...
Fluttui tra la consapevolezza della realta' e la distanza che ti separa dall'apprendere un dato di fatto ineluttabile, orribile. Succede che ricevi un' email in cui, nell'oggetto, ti si consiglia caldamente di "metterti seduta". Oddio.
Qualcuno si sposa? Un altro pupo in arrivo? Beccato il Jolly al Superenalotto? No.
Leggi le parole e non comprendi bene. La prima sensazione e' che i pensieri sembrano essersi fermati, anzi no, sono fermi, in stand-by. Un torpore ti cala sulla testa e tutto si fa ovattato, mentre lo stomaco, l'unica parte di te che non si fa fregare, si contorce.
Leggi di un nome, una persona che conosci. O meglio, conoscevi molti anni fa, quando avete passato intere estati assieme al vostro gruppo di amici comuni, una banda di adolescenti sfigati, e interi inverni a giocare a Dungeons & Dragons, lui l'Elfo e io il Bardo Mezz'Elfo, o andare al cinema in tre, tu, lui e l'altro, il giorno di San Valentino perche', si sa, l'altra meta' del cielo e' ancora lontana. Pomeriggi infiniti a suonare i Guns'n'Roses, Ligabue e i Litfiba alla chitarra, e cantare a squarciagola parole che riflettevano cuori infranti e amori impossibili. Feste improvvisate in cui si aspettavano trepidanti i balli lenti per potersi abbracciare un po', sempre facendo i vaghi. Leggi, piu' avanti, che uno di questi elementi che costituiscono i pilastri dei tuoi ricordi piu' belli improvvisamente e' venuto a mancare, e non per volere della natura, no. Per scelta.

Non e' stato un incidente di macchina, la collera divina o una bomba a portarcelo via, no. Ha deciso lui. Cosi', senza neanche avvisare. Non che si fosse piu' in contatto, certo. Qualche sporadico messaggio su Facebook. Il venire a sapere, tramite amici comuni, che lui di certo non e' piu' lo stesso. Anzi, e' un po' strano. Si cresce, si cambia, ci si dimentica gli uni degli altri.
E mentre i ricordi tornano a galla l'uno dopo l'altro viene da pensare ma come, non sapeva? Non sapeva che c'era comunque qualcuno a cui avrebbe potuto rivolgersi, prima di commettere una simile sciocchezza? Forse sapere che per qualcuno, in un tempo passato ma comunque per sempre, sei stato importante, sarebbe servito? Nella testa mi scorrono le immagini di tutte le pagine dei diari scolastici che ho riempito. Il disegno della casetta di Biancaneve con tutti e sette i nani dentro che mi cade addosso il giorno che ho saputo che lui si era messo con un'altra. Si, ero una fumettara, e pure con un certo talento, se me lo consentite, ma poi ho smesso. Una buona occasione per riderci sopra andata sprecata.
Ricordo che mi diceva spesso, per prendersi gioco di me, "mi preoccupi fortemente!" Credo sia stata l'ultima cosa che gli ho detto quando mi ha chiesto di presentarlo a una mia ex compagna di classe vista su Facebook. Mi scrisse anche di "stare con i piedi per terra", e in questo gli ho dato retta. Ho smesso di sognare cose impossibili, e mi sono afferrata a quanto di reale mi passava davanti, riuscendo a catturarlo.
E ora sale una rabbia che non ti spieghi.
Sai che passera', "in fondo vi eravate persi di vista", ma "dei se e ma son piene le fosse". Appunto.
Il mio augurio e' che trovi comunque la sua strada, ovunque sia.

Sunday, 3 April 2011

Perche' Lo Fai


Sabato pomeriggio lavorativo.
Ore 2:15 in pausa pranzo. Mangio un panino al volo mentre mi avvio verso Oxford Street passando per James Street, la strada dei ristorantini dove sarebbe preferibile non mangiare perché dire che sono turistici e' dire poco. Sul lato destro della strada c'e' un posto dove fanno un costosissimo gelato insapore, ma servito in delle deliziose cialde fatte a mano e tutte quelle che si rompono, bontà loro, le mettono fuori in un cestino. Arraffo la piu grossa, felice di uno snack gratuito, e mi appresto ad affrontare la fiumana.

Ho decisamente compreso il significato di "tritone all'ora di punta" da quando frequento Oxford Street: tutto, macchine e persone, procedono a passo d'uomo su una strada+marciapiede delle stesse dimensioni della corsia centrale del mercato di Porta Portese. Riesco a svincolarmi - letteralmente - e infilo una stradina secondaria dove non c'e' nessuno: sono diretta ad un Jumble Sale, una vendita di beneficenza organizzata da una mia amica. 
Ore 2:20: il cartello fuori la venue recita Stella McCartney, Gucci, Prada, Louis Vitton, Balenciaga, Rupert Sanderson. I primi quattro so chi sono, gli altri due no, e meno male che non tradurro' questo post in Inglese se no mi cancellavano dai listings di Google seduta stante. Questi personaggi hanno generosamente donato abiti, scarpe, accessori e quant'altro per una raccolta fondi a favore della Croce Rossa in Giappone e per aiutare le vittime dello Tsunami. Quando c'e' da fare del bene si deve sempre essere in prima fila, specie se si tratta di vestiti di marca usati. "Eh si", penso sospirando, "ti faranno Santa, con tutta questa beneficenza che fai!"* 
Talmente Santa che, mi rendo conto con sgomento tastando la tasca della giacca, mi sono dimenticata i soldi al lavoro. Un genio. "Ah vabe', ma tanto qualcosa per la donazione ce l'ho, di sicuro non posso permettermi niente, figurarsi..."

Come volevasi dimostrare, dopo aver scambiato baci&abbracci con l'amica e altri conoscenti, trovo almeno due cose che mi sarei potuta comprare: una gonna senza etichetta che pero' gridava Roberto Cavalli da tutte le plissettature e una giacca stile sacco-di-iuta-radical-chic di uno stilista di cui non mi ricorderò mai il nome ma forse cominciava con la "P". No, non e' Prada, non ho mai visto Naomi Campbell con questa cosa addosso e anche se l'avessi vista figurati se me la ricorderei...
Prezzo al pezzo, £10. 
Perlamiseria non le puoi lasciare li! Mentre rifletti sul da farsi, tipo corrompere l'amica e farti mettere queste due cose da parte che corri a prendere i soldi e torni, ti squilla il cellulare. E' la collega che e' rimasta sola al lavoro. Oddio, cosaccade.
"Pronto, problemi?"
"Si!" (Ecco) "E' venuto Mr X a ritirare il suo ordine ma non so di che cavolo sta parlando, che faccio?"
"E' per caso venuto a ritirare una palla di neve con un lampione dentro?"
"Si!"
"Tutto a posto, e' giù in ufficio pronta. Visto che sei da sola, chiedigli gentilmente di aspettare fuori mentre tu scendi e non far entrare nessuno, che se no ci fanno fuori tutti i portachiavi e forse anche qualche stampa edizione limitata."
"Ah, OK...quindi che gli devo dare?"
"(...) La  s-c-a-t-o-l-a. Guarda, non ti puoi sbagliare, e' l'unica scatola giù in ufficio."
"Ah, OK."

La telefonata ti ha destabilizzato. Ora inizi a pensare se la vuoi veramente, la giacca stile sacco-di-iuta. Ma in finale e' per benefice...ti risquilla il cellulare.
"Pronto?"
"Ah! Senti, c'e' un problema"
"Un problema?"
"Si, abbiamo aperto la scatola, e la palla di neve ha un difetto."
"Un difetto??"
"Più difetti..."
"Più difetti???"
"Eh, si...c'e' un graffio...e mi sa pure un capello che fluttua nell'acqua insieme ai fiocchi."
"Opporc..."
"Gia'. Ma per fortuna ne abbiamo un'altra uguale e senza difetti, posso dargli quella?"
"Si! Ecco brava, dagli que...no, aspetta, mi sa che l'altra palla di neve e' riserva..."
"Pronto? Non ti sento pi..." crack. Cade la linea.

Sono costretta a mollare gonna&giacca e a uscire. Richiamo la collega:
"Pronto? Sono io! Pare che dentro non prende..."
"Allora gli sto dando quell'altra..."
"NO! Ti dicevo, forse l'altra e' riservata, devo fare un paio di telefonate..."
"Ma il cliente ha fretta!"
Giustamente, se aveste speso mezza piotta per una palla di neve con lampione edizione limitata (prestigiosissima scultura di J.A., ndr) avreste fretta anche voi, no?
"Pronto?"
"Eh?"
"Non sento piu' nie..." crack. Ri-cade la linea. Faccio le due telefonate ma nessuno risponde. Dopotutto, e' Sabato. Gia'. Lascio accorati messaggi in segreteria.
Risquilla il telefono:
"Pronto, sei la capa che accorre in mio aiuto?"
"No, sono la collega di prima."
"Ah."
"Il cliente ora vuole il rimborso." (sottotitolo per i non-Inglesi: e' discretamente adirato)
"Guarda, ho chiamato le due persone, possibilmente mi faranno sapere nei prossimi dieci seco..."
"Vuole il rimborso."
"OK," esalo mestamente, "Arrivo." Saluto al volo la mia amica, faccio la donazione, dico addio per sempre a quella gonna fichissima perché sulla giacca ho già cambiato idea e torno a razzo verso il luogo di lavoro.
A meta' strada mi squilla di nuovo il cellulare:
"Ventisecondiesonoli!" Ansimo.
"Guarda, non c'e' più bisogno, il cliente dice che ripassa dopo."
E va beh, ma allora ditelo! Decido di tornare comunque al lavoro per risolvere il patatrack. 
Sono ormai nel pericolosissimo mood da shopping mancato.

Ore 5:45, 15 minuti alla chiusura dei battenti. Mi arriva una email dal marito: 
"Ciao Piccola, passi di qui?" Io e lui abbiamo la fortuna di lavorare molto vicini e il Sabato solitamente torniamo a casa insieme. Al che mi viene un'idea. So già che me ne pentirò, ma mi viene un'idea. Digito sulla tastiera:
"No, passa tu che andiamo da H&M e forse anche da GAP. Dai, dimmidisi che tanto non mi compro niente!" Funziona. Alle 18:05 G. e' fuori alla porta e ci avviamo per la stessa strada, con me che ri-arraffo la solita cialda a sbafo. Ora, io non sono una shopaholic (anche se qualcuna di voi ricorderà questo post), ma quando vedo i saldi di mezza stagione non resisto. Inoltre, ogni volta che entro da GAP, finisco per comprare cosine per lui invece che per me, quindi tanto vale portarselo dietro, no? 
Grave errore.
E' qui che verrebbe da dire: Perché Lo Fai (Disperata Ragazza Mia), senza nemmeno il punto interrogativo. Tanto lo sai che le vie di Madre Natura sono misteriose, e tentare di convincere il tuo uomo che shopping is good non avrà esito positivo. Gia' appena varcata la soglia di qualsivoglia negozio mettono su quell'aria insofferente mascherata da benevola sopportazione. Al che provi a fargli vedere qualche maglione da uomo a meno della meta' del prezzo di listino.
"Ma ce l'ho i maglioni..."
"No, non e' vero, te li sei persi tutti..."
"Ho quello arancione..."
"E' bucato."
"Mica l'avrai buttato??"
"Ancora no."
"E poi adesso fa caldo."
"Adesso. Dicono che probabilmente il Principe William e Kate Middelton si sposeranno sotto la neve."
"Cheeee?"

Yes, this is London.

Provando a cambiare discorso:
"Guarda che bella quella giacca!"
"Ma anche no."
"Perche' no?"
"Fa troppo Ispettore Cluseau."
"Non dicevo quella, ma quella accanto, quella di pelle!" 
"Mgh."
"E questa magliettina?"
"Mastaraischerzando!"
"Perche'?"
"E' molto gaia."
"Ma noooo...e' a righe!"
"Ecco, appunto. Fa molto Pesshoppboois." Wow, non mi aspettavo avesse le idee cosi chiare, il ragazzo.

Come volevasi dimostrare, non abbiamo comprato niente.
Calerei un velo pietoso su quando e' arrivato il mio turno nel reparto donna. Scannerizzo la sala, individuo due o tre cose papabili, guardo la sua espressione priva di entusiasmo e mi faccio contagiare dall'umore. Dopo due giri di boa, infiliamo la porta d'uscita contemporaneamente e ci rituffiamo nella processione per prendere lo svincolo verso casa.
Ah, ma tanto ci torno da sola, da GAP.

* A parte gli scherzi e il bonario sarcasmo, l'emergenza Tsunami, come tutte le altre emergenze, sono cose serie e anche una piccola donazione può fare la differenza!

Friday, 1 April 2011

Dead Interesting

My camera is dead.
It served me for many years, so perhaps it was time for her to rest, but I am missing it badly. My old mobile phone is doing its best to help me in my photographic frenzy, putting up with my constant moaning about wanting an iPhone, and these tiny pixelated pictures are the result.

I know, the Instagram app will have to wait.

Here in London, Spring is timidly approaching: every sunny day is a celebration, because deep down you know that it is unlikely to last. Therefore you guys may wonder why, on a glorious Sunday afternoon like this, Hubby and I decided to pay a visit to Highgate Cemetery. Well, it wasn't to bury the camera of course (I am not that sentimental!) but to take advantage of the very interested guided tours and to learn something about London's Victorian era. Behind the melancholic look of worn down gravestones and angels dressed in ivy, and beyond Death casting its grim reminder to us all, a whole distant era is revealed. For example, did you know that, in 19th century, funerals were an out-and-out business? The reason being not one of the most fortunate; the population had increased and, due to poor hygienic conditions, mortality rate followed suit. Death was an everyday business, as to even dictate fashion in - black - dresses, ways of burial, tombs shape and size, you name it. Of course nowadays you don't go to a wedding wearing the same dress twice; back then, keeping a funeral dress in the house was bad luck.

A cemetery on a spring day leaves little room for philosophic contemplation and the fascinating investigation of the after-life symbolic language takes over: an angel with a torch turned over means differently from another with raised hands; pyramids and obelisks refer to the English interest towards the - conquered - ancient empires and the customs and traditions of the people in the colonies. The West Cemetery, where the guided tours take place, has remarkable examples of funerary architecture, for example a rotunda surrounding a magnificent tree that has been there for at least nine hundred years, and has probably seen it all.
Highgate Cemetery was even in competition with other six burial places, and I was quite impressed to discover that they were called "The Magnificent Seven". Given that I can't help drawing comparisons between London and my birthplace, Rome, I immediately made a connection with our Seven Hills - and, actually, the slope to get from Archway station to the cemetery is not too bad indeed. The popularity of a cemetery didn't really depend on its rates, but on its guests; with its peaceful surroundings and impeccable burial service, Highgate won them all.


Beyond any political thought, who wouldn't stop in awe in front of Karl Marx's grave? He even has - dead - people around who expressly arranged for being buried at close range to him. The pictured one is just a common bloke who happens to be in front of Marx. Together, they make the famous duo Marks&Spencer (I'd like to claim the authorship of this fantastic joke, but in fact I have stolen it from my husband).

Going further on the list, I was quite pleased to find Lieutenant James Holman, better known as The Blind Traveller: back on my MA Curating Course (remember this?), our tutor mentioned his book in relation to perception; a blind account of travels around the world gives a different idea of what we give for granted, and that's exactly what an exhibition should do. In Victorian times, Lieutenant Holman had people queuing to pay respect to his resting place. Shame his gravestone is almost invisible now but, thanks to The Friends of Highgate Cemetery, we will always know where he is.
It was thanks to the work of volunteers that the cemetery, which fell into decline from the 30s to the 70s, was brought back to its splendour after years and years of neglect, wild parties and tombs-lifting. Of course their activities continue today and, after so much research and delving into the past, the stories they have to tell really are fascinating. One oddity: on the way back to the West wing entrance, not far from Faraday's grave, there is a house right in the cemetery's premises. Either because of a great admiration for Frank Lloyd Wright or an unbelievable nonchalance for privacy, it's all glass and concrete: the living spying on the dead and vice-versa. While our group timidly approached, strangely dressed figures were wandering behind the windows, minding their own business. The property is for sale and, as the Sunday Times goes, "morbid sense of humour is a must."




Saturday, 26 March 2011

E Allora Ditelo.

Sono stata ottimista.
Ho pensato che cercando su Google "Marco Columbro" mi sarebbe apparsa una foto della sua celebre espressione basita, quando nei gloriosi anni '90 lancio' l'indimenticabile tormentone del E allora ditelo!
Ovviamente tale foto manca, ma in compenso mi dovrebbero spiegare perché, invece, mi compaiono immagini di ragazze in tanga. Misteri della rete.

Da quando mi sono trasferita in Inghilterra, ho riscoperto la potenza di questa dimenticata espressione idiomatica, di cui penso non esista la traduzione in Inglese. Non esiste per un motivo particolare: non e' una risposta contemplabile, e ora vado a spiegarvi il motivo di cotanto animato post.

Situazione tipo: stai organizzando una mostra con altre quattro persone.
Non poteva esserci altra situazione tipo visto che il Blog si basa interamente su questo, barcamenandosi tra Inglese, Italiano, pochissimo tempo per scrivere e una necessaria autocensura.
Tornando alla mostra, va scritto il comunicato stampa e trovato un titolo definitivo: si fa la riunione. Oh, c'e' una persona che non può venire, ma che promette di appoggiare qualsiasi scelta sarà fatta. Benissimo!
Si opta per un titolo, si sottopone al supervisore che puntualmente lo rigetta. Inizia un tete-a-tete via email con il suddetto supervisore per trovare qualcosa di più appropriato. Fatta la proposta, la sottoscritta (che si e' presa l'oneroso incarico delle PR), manda email ai colleghi con il nuovo titolo che ha già riscontrato l'approvazione del supervisore.
"Fatemi sapere che cosa ne pensate, please", perché ovviamente vige la libera opinione, la democrazia e tutti quei buoni propositi la'. Due settimane di silenzio, arriva il giorno della spedizione del comunicato stampa. Si fa un'altra riunione ed ecco come se ne esce la stessa persona che l'ultima volta era assente: "Non mi ricordo di aver approvato questo titolo. Possiamo sceglierne un altro?" Al che io guardo gli altri tre con gli occhi di fuori e, chi più e chi meno, timidamente la appoggiano:
"Beh, si, in effetti non e' che questo titolo abbia molto senso..."
"Eh, lo penso anch'io."
"In effetti cambiamolo!"
"Eh, ragazzi..." faccio io "...sapete come funziona coi comunicati: o partono due settimane prima o non se ne fa niente..." Prendo un grosso respiro e aggiungo: "Inoltre, non ve ne potevate uscire due settimane fa, quando ho mandato la mail chiedendo cosa ne pensavate?" Che tradotto sarebbe: E ALLORA DITELO! No?

L'Inglese DOC a questo punto già ti guarda male.
Si, perche' qui e' maleducazione dire a qualcuno che una cosa non ti piace o non ha senso, pero' ha più senso fermare un'intera "campagna di marketing" (metto fra virgolette perché in finale siamo cinque studenti sfigati che studiano per diventare curatori) perché alla fine il modo si trova. Più subdolamente.
Certo e' che, dopo tre anni, avrei dovuto imparare che il "silenzio stampa" da parte dei tuoi colleghi non presagisce nulla di buono.
Avrei dovuto capire che "it's not too bad" in realtà' vuol dire "fa davvero schifo."
Anche un aggiornamento sulle moderne imprecazioni in lingua Inglese non sarebbe stato troppo sbagliato.

Ogni volta la stessa storia e, ogni volta, ho visioni della faccia esasperata di Columbro, circondato da giovani ragazze in fiore che ballano in bikini, che pronuncia la fatidica frase con i coretti di sottofondo.

Get LOST: Matthew Fox dal piccolo schermo alle tre pareti

C'e' un motivo per cui Londra e' la patria del gossip: ci sono piu' star internazionali a piede libero qui che alla notte degli Oscar. 

Sei al lavoro e ti entra Bill Nighy, mentre Amy Winehouse e il suo casco di banane per capelli fanno le loro sporadiche apparizioni dal vicino dentista. Una mattina si e dieci no ti imbatti in Noel Gallagher, con cui ormai scambi un conviviale 'ood 'Morning. Le inaugurazioni delle mostre sono talvolta allietate da visioni di Orlando Bloom e Jude Law. E a teatro ti ritrovi nientepopodimenoche' il Dottor Jack Shepard, la star di Lost, vero nome Matthew Fox.

Lo ammetto, sono andata per vedere lui, non perche' sapessi chi fosse Neil LaBute, che tra l'altro mi si e' rivelato essere un grandissimo misogino. In a Forest Dark and Deep parla della rivalita' tra fratelli, in questo caso tra fratello e sorella. Lei, che tra l'altro e' Olivia Williams (la moglie di Bruce Willis ne "Il Sesto Senso"), deve traslocare dalla baita di campagna e chiama il fratello per farsi aiutare.
L'avesse mai fatto. Dopo dieci minuti che Fox e' in scena, stappa lattine di birra, fa finta di mettere libri dentro gli scatoloni e dice tre parole e quattro fuck, si capisce che la serata finira' tutt'altro che a tarallucci e vino. Billy, il suo personaggio, non solo non aiuta, ma inizia tutta una serie di recriminazioni che, alla fine, portano a scoprire lo "stile di vita" segreto della sorella che, a detta sua, e' meschina e manipolatrice. Lei, Betty, a parte il provare a dire "adesso pero' basta" si piglia di tutto senza neanche tirargli appresso una padella ma solo un paio di strofinacci pure puliti.

E che avra' mai fatto questa povera donna per attirarsi le ire funeste del fratello?
Fa l'insegnante, quindi ha tre mesi di vacanze l'anno: sbagliato. Billy fa il manovale, un lavoro vero.
Ops, si scopre che tradisce il marito: immorale. Pure li Fox si e' prodotto nelle imprecazioni piu' incredibili, inclusa: "suppongo che l'unico uomo del circondario che non ti sei scopato sono io." Caruccio. Andando avanti con la trama, che si sviluppa in equilibrio precario tra questi esplua' maschili e una tenue difesa femminile, viene fuori anche la ragione per cui Betty deve traslocare: il suo amante era uno studente. Era? Si, perche' e' morto. Come e' morto? Ha avuto un incidente.
Ah. E volete sapere come va a finire? Dopo aver vinto i Campionati Mondiali di Predicozzo Fino allo Sfinimento, Billy decide finalmente di aiutare la sorella pasticciona. Perche'? Perche' in effetti l'ha ammazzato lei, lo studente, che aveva deciso di mollarla (ops, forse non dovevo scriverlo. È uno spoiler grosso come una casa!) Al che suppongo il pubblico si aspetti di vedere calare la scure, viste quante glie ne ha dette in precedenza. Ma no, situazione troppo seria per girare il dito nella piaga, il senso fraterno prende il sopravvento.

Non vi sembra una piece teatrale un po' assurda? Conosco una persona che l'avrebbe scritta cento volte meglio. Niente da dire sugli attori: Fox e Williams reggono due ore di monologhi, botta e risposta, tensioni e oggetti che volano per la scena, incluso uno schedario di metallo. No, non un raccoglitore, proprio un mobiletto di quelli pesanti. E, non contenti, all'uscita dal backstage si intrattengono anche con i fans, firmando autografi e facendo foto.
Si, ho fatto pure quello, in nome di tutte le ore passate a guardare Lost e a fare il tifo per Jack. Ho questa "policy" personale di rompere le scatole il meno possibile ai famosi, ma ho un marito che si lascia trascinare e che quindi si e' fatto autografare un libro sui Buchi Neri appena comprato, ha girato un video col suo telefonino del 1902 e ha cercato di spingermi a fare una foto insieme a lui, che ho rifiutato.
"Dai, vagli vicino!"
"Ma nooo..."
"Dai, che faccio la foto!"
"Ma dai, poraccio..."
In quel momento mi e' sembrato un animale raro, tirato a destra e a sinistra, e ho davvero rispettato la sua pazienza. Poi ho scoperto che ha una moglie Italiana, e probabilmente ha capito tutto quello che dicevamo. Ops.

Nota: in Inglese, "get lost" significa "sparisci, levati di torno". Un gioco di parole decisamente rivolto al personaggio creato da LaBoute, che speriamo sia venuto fuori solo in un momento di estrema frustrazione verso il genere femminile!

Sunday, 6 March 2011

Il Vecchio Maglione

Ethel felt strange in the old house. She had imagined it would be comfortably familiar, like a pair of boots that have taken the shape of the feet that have worn them for years. But in fact she was vaguely uneasy. It seemed more like the home of familiar old neighbours (...) She did not feel that this was her place.
Ken Follett, Fall of Giants,
London: Macmillian 2010, p. 437



Come riescono a cogliere nel segno, i grandi scrittori.
Ci sono enormi cambiamenti nella vita di ognuno di noi, ma spesso non se ne coglie la grande portata che a poco a poco. Quando uno si sposa sa che deve andare via dalla casa in cui e' cresciuto, ma forse non si aspetta la tempesta di sentimenti che lo accolgono ogni volta che vi fa ritorno. Se poi, come me, ti sei trasferita all'estero subito dopo il matrimonio, perfino la città in cui sei nata fa lo stesso effetto, e a volte l'anima si contorce nel balletto delle definizioni, di cosa chiamare casa.

Proprio l'estate scorsa, mentre guidavo di nuovo la macchina sulla Cristoforo Colombo (un'azione così familiare da cancellare in un momento tutta la mia vita parallela nella Perfida Albione), mi e' venuta in mente la metafora del vecchio maglione. Ken Follett, uno dei miei scrittori preferiti, ha scelto di spiegare un sentimento di confortevole familiarità con una scarpa vecchia che prende la forma del piede che l'ha portata; io, in risposta a chi mi chiedeva che effetto mi faceva tornare a casa, ho detto che Roma mi dava l'idea di un vecchio maglione che hai portato per anni e anni e poi hai chiuso in un armadio, totalmente incapace di buttarlo via; ancora bello perché pieno di ricordi, ma fuori moda, diverso da cosa si e' diventati. Un indumento che e' stato e sempre sarà parte di te ma non ti rappresenta più.

Credo che tutto questo riguardi il crescere, in generale. Una cosa di cui spesso si ha paura, perché quando si abbandona ciò che e' familiare ci si ritrova da soli a contare sulle proprie forze, e devo ammettere che non sempre si ha la voglia. 
Il tornare in questi luoghi fa bene al cuore e allo stesso tempo stordisce, fa fare il punto della situazione, tira dentro paragoni e alla fine ti lascia un po' svuotata; quando invece ti ritrovi nella terra in cui hai scelto di vivere, che sia momentaneamente o forse no, si riscivola nella routine e lentamente si crede di dimenticare.

Friday, 4 March 2011

That is the question

Hello, my invisible readers.

It's been a while and yes, I am pretty busy, but this absence also bears some speculations that I am going to share with you right before February ends and there will be no post to read under this month.

Ups, February has ended, I am just re-opening this post today and it will now be published under March. Whatever.

The point is, it is not very exciting to have a blog if you don't have an interacting community. I know I have made some mistakes: I write in English, but it's not my mother tongue, so the few blessed souls that bump in this rantings must have some serious difficulty. I have discovered lately, while writing a proposal for a show, that sometimes my sentences don't really make any sense.
The reason being that of the phrase construction, which is still unfortunately set on Italian.

At the same time, writing in English excludes all the lazy Italian community, people who usually love to interact but make darn sure not to in another language. In conclusion, I speak about something not everyone is interested in and that is taken very, too seriously to be joked about: curating. Organising shows. Basically, I am in no man's land.

A decision is needed, and I must admit that I miss writing in my own language, con il quale ho molte piu' possibilita' espressive nonostante la mancanza delle lettere accentate sulle tastiere Inglesi. Apprezzate la fluidita'. Testate lo scorrere del linguaggio, senza intoppi da momentanea ricerca del termine giusto sul vocabolario. Aaaah, mi sento come se mi stessi sgranchendo le gambe (sgranchire! Ma come si dira' in Inglese...), o stirando le membra (stretching my limbs? Sounds poetic...)

I don't want to get rid of the English of course: I love writing like this, despite the fact that I am unable to totally grasp every nuance of this language. Let me tell you that I am inaugurating a new section of the blog, "In Italiano".
Qui troverete dei post scritti nella mia lingua natia che pero' non avro' il tempo di tradurre in Inglese...anche perche' potrebbero esserci lamentele varie verso il paese ospitante.

Che forse e' pure ora.